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I 10 passi per insegnare ai bambini a organizzare il proprio tempo

Indice dei contenuti
  1. Perché è importante imparare a organizzare il proprio tempo
  2. Perché molti bambini faticano con la gestione del tempo
  3. I 10 passi per insegnare il time management ai bambini
  4. Come adattare le strategie per età

I bambini hanno ormai agende fittissime, fatte di scuola, compiti, sport, amici. Sono impegnati come o più degli adulti, ma a differenza degli adulti ancora non sono in grado di organizzare il proprio tempo. Anzi a volte hanno una cognizione del tempo tutta loro! Sentiamo cosa dice la nostra insegnante Ali Sullivan:

“Lavorando online con bambini di età diverse mi sono accorta che il problema più comune non è la mancanza di volontà: è la difficoltà a “vedere” il tempo. Per molti, dieci minuti e mezz’ora hanno la stessa lunghezza emotiva. Per questo, ho introdotto nelle mie lezioni il personaggio del Signor Tempo, un piccolo timer visivo che rende il concetto tempo più facile per i bimbi”.

 

Come l’esempio di Ali ci dimostra, con un po’ di aiuto bambini e ragazzi sono capaci di imparare – piano piano – a gestire il proprio tempo e a organizzare lo studio da soli. Insomma, il time management si può insegnare anche ai bambini.

In questo articolo, scritto dagli esperti di didattica dell’ inglese per bambini Novakid, scopriremo quali sono i punti di forza del time management e come insegnare ai bambini ad organizzare il proprio tempo, età per età, per sviluppare una cognizione del tempo che diventerà la base per le loro future conoscenze e per la vita quotidiana.

Perché è importante imparare a organizzare il proprio tempo

Imparare a organizzare il proprio tempo è importante per molti motivi ed è una competenza che l’uomo costruisce gradualmente fin dall’infanzia. Prima di tutto aiuta bambini e ragazzi a sentirsi autonomi e a sentirsi grandi, costruendo idee e progetti propri. Quindi, contribuisce alla sicurezza in se stessi. 💪

Riuscire a organizzare la propria giornata, serve anche a diminuire lo stress perché aiuta i bambini a sentire che hanno il tempo necessario per fare quello che devono fare: imparano la gestione del tempo dei giochi e del tempo dello studio. Questo aiuta a concentrarsi di più quando devono studiare e a godere poi i momenti di relax.

 

Ultimo ma non meno importante punto di forza del time management è il fatto di evitare continue discussioni tra genitori e figli. “Vai a fare i compiti”, “Adesso non è il momento di giocare”, e così via. Quando tuo figlio avrà imparato come gestire il proprio tempo e come organizzare lo studio, non avrai più bisogno di ricordargli di continuo quello che deve fare.

Il time management non si impara dall’oggi al domani: è un processo, non un singolo evento, e richiede tempo, attenzione e alcune informazioni di base. Ma ecco qualche consiglio per insegnare il time management ai bambini.

Perché molti bambini faticano con la gestione del tempo

Prima di pretendere che tuo figlio si organizzi, vale la pena capire perché per lui è davvero difficile averne coscienza. Non è pigrizia né cattiva volontà: è una questione di sviluppo, e questo cambia molto il modo in cui possiamo aiutarlo.

Ma che cos’ è il tempo? Il senso del tempo, o cognizione del tempo, si costruisce gradualmente fin dai primi anni di vita. La parte del cervello che ci aiuta a pianificare e a resistere alle distrazioni – la corteccia prefrontale – continua il suo sviluppo fino oltre i vent’anni. Per un bambino di sei anni “tra dieci minuti” e “tra mezz’ora” sono concetti vaghi: non percepisce ancora il tempo come un adulto quindi non ne comprende la misurazione. Per lui o lei, il tempo è tutto un flusso interno. Non esiste unità di misura.

Sul tema c’è una riflessione filosofica utile anche per i genitori. Secondo il filosofo francese Henri Bergson, la cognizione del tempo nasce nell’ uomo dall’ intuizione della durata vissuta e si trasforma poi nella nozione di tempo come successione di eventi misurabili. Nel bambino questo secondo passaggio ancora manca: la concezione del tempo non è un pensiero ma prima di tutto qualcosa che si vive: non un’ idea ma una rappresentazione concreta legata al movimento del corpo, alla natura, ai significati dell’ esperienza personale e al mondo intorno a lui.

A questo si aggiunge anche un altro aspetto: il tempo soggettivo, cioè la percezione del tempo che cambia con l’umore. Quando il bambino è coinvolto in qualcosa che ama, mezz’ora vola via in un istante; quando deve fare qualcosa di noioso, dieci minuti sembrano interminabili. Le emozioni e la motivazione contano più dell’orologio: un bambino sereno e ben riposato gestisce il tempo molto meglio di uno stanco o ansioso.

Anche l’ambiente familiare ha il suo peso. I bambini imparano a organizzarsi guardando gli adulti: se in casa si vive di corsa o si rimanda spesso, diventa difficile chiedere a loro di fare diversamente. La buona notizia è che ogni piccolo cambiamento di abitudine, anche tuo, diventa un esempio concreto e una possibilità di crescita da cui tuo figlio impara senza accorgersene.

I 10 passi per insegnare il time management ai bambini

Vediamo insieme 10 semplici passi per abituare i bambini a organizzare il proprio tempo. L’ essenza del metodo è la costanza, non la perfezione.

1️⃣Stabilisci una routine familiare

Stabilire una routine familiare aiuta i bambini ad acquisire il senso del tempo. Fissa orari regolari (con un po’ di flessibilità) per andare a letto e per i pasti, un tempo per i compiti e un tempo per il relax e il gioco.

2️⃣Insegna a tenere in ordine

Inutile stabilire un tempo per fare i compiti se poi tuo figlio impiega un quarto d’ora a trovare il libro e la matita. In altre parole, decidere un posto fisso per libri e quaderni e mantenere la scrivania ordinata sono aspetti importanti per imparare come organizzare lo studio e gestire il tempo senza problemi.

3️⃣Fai un elenco delle attività

Il primo passo per il time management è capire quali sono le cose da fare. Con cura, fate insieme una to do list, la lista delle cose da fare. Può essere settimanale o giornaliera. Con i più piccoli puoi cominciare da una lista delle cose da fare dopo la scuola. L’importante è insegnare un metodo, e fare una lista delle attività è il primo passo.

4️⃣Stabilisci le priorità

Quando avete davanti l’elenco delle cose da fare, è il momento di stabilire le priorità. Questo è probabilmente l’aspetto più importante da insegnare ai bambini: prima le cose più importanti. Mettete in ordine le attività della lista per importanza. Per esempio: prima i compiti, poi tutto il resto. Prima quello che si deve fare per forza oggi, poi il resto.

5️⃣Stima il tempo necessario

Quanto ci vuole a mettere in ordine la stanza? E a fare i compiti di matematica? Per programmare le cose da fare bisogna sapere quanto tempo richiedono. Insegna a tuo figlio a stimare il tempo delle attività. Come abbiamo visto, i bambini sviluppano il senso del tempo verso i 6 anni. Anche concetti semplici come “prima”, “dopo” e “passato” non sono facili da capire per i bambini più piccoli. Immagina quanto può essere difficile per un bambino prevedere il tempo che gli servirà per leggere una pagina del libro di scuola. Puoi aiutarlo usando una clessidra, un timer o i movimenti delle lancette di un orologio: ogni immagine concreta facilita la comprensione del tempo come entità misurabile. Piano piano, imparerà.

6️⃣Dividi le attività più lunghe in piccoli passi

Un’ora è un tempo lunghissimo per un bambino. Se un’attività richiede molto tempo, meglio suddividerla in step più piccoli, così non rischi di demotivarlo.

7️⃣Fai una checklist

Adesso avete la lista delle cose da fare, ordinate per priorità e sapete più o meno quanto ci vorrà a completarle. Per i compiti, o le piccole faccende domestiche, può aiutare il metodo della checklist: alla fine di ogni attività completata il bambino mette una crocetta o sbarra l’attività. Ogni crocetta è una piccola soddisfazione. E la lista si accorcia.

8️⃣Non pretendere troppo

Imparare a organizzare il proprio tempo e lo studio non è facile per i bambini. Né per gli adulti, in realtà. Non aspettarti troppo da tuo figlio, aiutalo e incoraggialo sempre lungo il percorso. Ricorda che gli stai insegnando un metodo, e che non riuscirà subito a programmare tutto alla perfezione e a stare nei tempi.

9️⃣Non programmare troppo

Anche se adesso sai perché è importante insegnare il time management ai bambini, ricorda di non esagerare con la programmazione. Lascia spazi liberi e non programmati nella giornata o nella settimana di tuo figlio, altrimenti rischi di sottoporlo a una pressione eccessiva. Tutto dovrebbe essere vissuto come un gioco, soprattutto per i più piccoli. Se diventa un’ossessione, rischi di ottenere l’effetto contrario.

🔟Premia i piccoli e grandi successi

Piccoli e grandi successi nella gestione del proprio tempo vanno premiati, così tuo figlio sarà motivato a continuare. Basta anche un semplice “sei stato proprio bravo!”.

Come adattare le strategie per età

Le strategie che hai appena letto funzionano a tutte le età, ma vanno calibrate sullo sviluppo del bambino e sulle modalità con cui legge il mondo. Quello che è utile a sei anni può essere demotivante a undici, e viceversa.

Bambini 4-7 anni

A questa età il tempo va reso visibile, perché ancora non viene compreso in modo astratto: serve aiutare il bambino a tenere il fuoco dell’attenzione su una cosa alla volta.

⏳Timer visivi: clessidre o app con un cerchio che si svuota gradualmente aiutano il bambino a “vedere” quanto manca alla fine di un’attività.

🧩Routine illustrate: una sequenza di disegni (sveglia, colazione, denti, scuola, gioco) appesa in cucina rende prevedibile la giornata.

🕰️Orologio analogico in cameretta: le lancette mostrano il movimento del tempo molto meglio di un display digitale, soprattutto per i 5-6 anni.

👆 Una richiesta alla volta: a 5 anni un’unica istruzione concreta funziona meglio di tre passaggi insieme.

Errori comuni a questa età: aspettarsi autonomia troppo presto, dare istruzioni astratte come fai con calma, oppure caricare il bambino di troppi passaggi simultanei.

Bambini 8-12 anni

Dalla scuola primaria in poi tuo figlio è pronto per strumenti più strutturati, per piccole responsabilità e per costruire una relazione più matura con il tempo.

📅 Pianificatore settimanale: una tabella con i giorni della settimana e le attività fisse aiuta a vedere l’insieme e a inserire i compiti negli spazi liberi.

🍅Tecnica del pomodoro adattata: 20 minuti di lavoro + 5 di pausa fino ai 9 anni, 25+5 dai 10 in su. Funziona bene anche per esercitarsi con l’inglese.

📝 To-do list illustrate o codificate per colori: trasforma la lista in qualcosa di personale e divertente, non in un compito in più.

🤔 Stime di tempo personali: chiedigli di indovinare quanto impiegherà a fare un esercizio, poi confrontate con il tempo effettivamente speso. Allena la consapevolezza, non la performance.

Errori comuni a questa età: cambiare le regole a metà strada, oppure non far seguire conseguenze coerenti (un compito non finito stasera resta da fare). Evita anche il giudizio generale sulle sue capacità (“sei sempre disordinato”): funziona molto di più una correzione puntuale.

Nella nostra scuola di inglese online le lezioni durano 25 minuti: il tempo giusto per la concentrazione dei piccoli, e molto più semplici da inserire nell’agenda settimanale dei nostri impegnatissimi bambini. Vuoi saperne di più sul nostro metodo interattivo per imparare l’inglese?

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Questions and answers

Lascia stare la filosofia e spiega il tempo partendo dal concreto: usa una clessidra, un timer o un orologio analogico per rendere visibile la sua durata. Collega gli intervalli a esperienze familiari (“cinque minuti è il tempo che ci mettiamo a lavarci i denti”). Per i più piccoli, una routine illustrata mostra l’ordine della giornata. Evita concetti astratti come “fra poco”: sostituiscili con riferimenti concreti, ripetuti ogni giorno. Usa un linguaggio semplice.

Le tecniche più efficaci per i bambini sono: una routine quotidiana fissa, le to-do list visive, il calcolo stimato del tempo prima di iniziare un’attività, la suddivisione dei compiti lunghi in piccoli passi e l’uso di un timer. Dai 10 anni funziona bene anche la tecnica del pomodoro adattata (20-25 minuti di lavoro + 5 di pausa). Scegli una o due tecniche alla volta e applicale con costanza.

Per spiegare la durata e la temporalità, fai riferimento a qualcosa di tangibile. Un minuto è il tempo di una canzone breve, dieci minuti è un episodio del cartone preferito, un’ora è la durata della partita allo sport, una giornata estiva è definita dalla luce. Usa clessidre o timer visivi per le attività brevi e calendari illustrati per giornate, settimane e mesi. Più il bambino vede e “tocca” il tempo, più ne percepisce la durata reale.

Ogni bambino ha la sua storia e i suoi tempi, quindi dipende. In linea generale, Verso i 3-4 anni i bambini iniziano a distinguere “prima”, “dopo” e “adesso”. Tra i 5 e i 7 anni imparano a leggere l’orologio e a riconoscere giorni e settimane. Solo dagli 8-9 anni cominciano a stimare la durata in modo più realistico, e una vera autonomia nella gestione del tempo arriva intorno ai 10-12 anni.

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“L’inglese non mi piace”. Che dispiacere sentire mio figlio ripetere questa frase. L’inglese serve per lavorare, scoprire il mondo, sentirsi sicuri di sé. A me ha portato tante cose belle: studio all’estero, lavoro con aziende di tanti paesi, cari amici in altri paesi, viaggi. Ma capisco mio figlio.

Tutti i bambini in Italia cominciano a imparare l’inglese in prima elementare ma molti genitori si chiedono se sia utile fare iniziare l’inglese ai bambini già alla scuola materna, con corsi e lezioni private. In effetti l’apprendimento di una seconda lingua in età prescolare (prima dei 6 anni) ha molti vantaggi e aiuta i bambini a sviluppare alcune particolari abilità. Vediamo i motivi per iniziare l’inglese fin da piccoli.

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