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Come aiutare i figli a studiare: strategie pratiche per fare i compiti senza stress
- Fare i compiti: in Italia bambini e bambine più autonomi
- Perché alcuni bambini fanno fatica con i compiti
- Come aiutare i figli a studiare con il metodo dello scaffolding
- Come motivare tuo figlio a fare i compiti
- Come organizzare un ambiente di studio efficace
- Come aiutare tuo figlio a fare i compiti in base all'età
- Errori da evitare quando aiuti tuo figlio a fare i compiti
- Checklist: stai davvero aiutando tuo figlio a studiare?
- Un modo diverso di vivere i compiti
- L’obiettivo non è fare i compiti al posto dei bambini, ma aiutarli a diventare autonomi.
- Una routine regolare, un ambiente tranquillo e pause frequenti rendono lo studio più efficace.
- Se un figlio non vuole fare i compiti, spesso dietro ci sono stanchezza, difficoltà o poca motivazione.
- Il metodo dello scaffolding aiuta i bambini a imparare con un supporto che diminuisce gradualmente.
- Incoraggiare l’impegno funziona meglio di premi e punizioni.
- Il tipo di aiuto cambia con l’età: più guida all’inizio, più autonomia con il passare degli anni.
Aiutare i bambini a fare i compiti o lasciarli fare da soli? Trovare il giusto equilibrio non è sempre facile. Se intervieni troppo, rischi di sostituirti a tuo figlio. Se lo lasci completamente solo, invece, potrebbe scoraggiarsi davanti alle prime difficoltà. La soluzione sta nel mezzo: il tuo obiettivo non è fare i compiti al suo posto, ma accompagnarlo, un passo alla volta, verso l’autonomia. Essere presente per incoraggiarlo, guidarlo e aiutarlo a trovare un metodo è molto più utile che dargli subito la risposta giusta.
Nei corsi di inglese online per ragazzi Novakid, i compiti a casa sono esercizi interattivi da fare sul tablet o sul telefono. I bambini li fanno volentieri e imparano di più. Leggi di più sulla didattica basata sul gioco e sulle storie per insegnare l’inglese.
Fare i compiti: in Italia bambini e bambine più autonomi
Sull’argomento fare i compiti, ogni famiglia ha il proprio metodo. C’è chi controlla ogni esercizio e chi preferisce lasciare maggiore autonomia. Anche tra i diversi Paesi europei emergono abitudini molto diverse. Lo dimostra un sondaggio Novakid che ha coinvolto 3.000 genitori di bambini tra i 4 e i 14 anni.
Dai nostri dati emerge che l’Italia è il Paese in cui i bambini sono più autonomi: il 23% dei genitori dichiara che i figli svolgono i compiti completamente da soli, mentre solo il 16% afferma di seguirli per la maggior parte del tempo. Negli altri Paesi europei, invece, i genitori tendono a essere più presenti: il 45% dei francesi e il 28% degli spagnoli e dei turchi dichiara di affiancare i figli durante quasi tutto il tempo dedicato ai compiti.
Naturalmente non esiste un modello giusto per tutti. Ogni bambino ha esigenze diverse e ogni famiglia trova il proprio equilibrio. Ma il supporto dei genitori dovrebbe aiutare bambini e bambine a diventare sempre più autonomi, non a dipendere dall’aiuto di mamma o papà.
Perché alcuni bambini fanno fatica con i compiti
Quando un figlio non vuole fare i compiti o sembra rimandare continuamente il momento dello studio, è facile pensare che sia svogliato. Nella maggior parte dei casi, però, il problema è un altro.
Dopo una giornata di scuola molti bambini sono semplicemente stanchi. Altri non hanno capito bene le consegne, fanno fatica a organizzare il lavoro oppure hanno paura di sbagliare. Anche le distrazioni, come televisione, smartphone o videogiochi, possono rendere difficile concentrarsi.
Se tuo figlio non vuole fare i compiti prova a vedere le cose dal suo punto di vista. Sta vivendo un momento di ansia? I compiti sono troppo lunghi? Ha bisogno di una pausa? Oppure non sa da dove cominciare?
Capire la causa è il primo passo per trovare la soluzione giusta. Solo così sarà possibile aiutarlo davvero, senza trasformare ogni pomeriggio in una battaglia.
Come aiutare i figli a studiare con il metodo dello scaffolding
Quando si parla di come aiutare i figli a studiare, l’obiettivo non è trovare il modo di fare i compiti più in fretta, ma insegnare ai bambini a cavarsela da soli. Per riuscirci può essere utile il metodo dello scaffolding, una parola inglese che significa letteralmente “impalcatura”. Proprio come un’impalcatura sostiene un edificio durante la costruzione e poi viene rimossa, anche il supporto del genitore dovrebbe diminuire man mano che il bambino acquista sicurezza.
All’inizio puoi aiutarlo a capire le consegne, organizzare il lavoro o trovare il metodo di studio giusto. Poi lascia che provi da solo, intervenendo solo se ne ha davvero bisogno. Così imparerà non solo la materia, ma anche a gestire i compiti in autonomia.
Considerati un allenatore: dai suggerimenti, incoraggi e aiuti a correggere la strategia, ma la partita la gioca tuo figlio.
Aiutare a fare i compiti: un esempio pratico
Immagina che tuo figlio debba risolvere un problema di matematica e ti dica: “Non ci riesco.”
❌ Invece di dirgli subito il procedimento o la risposta, prova a guidarlo con qualche domanda:
- Che cosa ti chiede il problema?
- Quali dati hai a disposizione?
- Da quale operazione potresti iniziare?
- Hai già risolto un esercizio simile?
In questo modo lo aiuti a ragionare senza sostituirti a lui. Se continua ad avere difficoltà, puoi offrirgli un piccolo suggerimento e poi lasciargli riprendere il lavoro da solo.
Ogni volta che riesce a fare un passaggio in autonomia, fai un passo indietro. È proprio questo il principio dello scaffolding: offrire solo l’aiuto necessario, nel momento giusto, per permettere al bambino di trovare la soluzione con le proprie forze.
Come motivare tuo figlio a fare i compiti
Se stai cercando trucchi per far fare i compiti, probabilmente ti sei già accorto che premi e punizioni funzionano solo per poco tempo. Se tuo figlio studia solo per guadagnare una ricompensa o evitare una sgridata, sarà difficile che impari a organizzarsi da solo.
Quello che fa davvero la differenza è il modo in cui lo accompagni. Invece di concentrarti solo sul voto o sull’esercizio giusto, fai notare i suoi progressi. Puoi dirgli, ad esempio: “Hai continuato anche quando era difficile” oppure “Oggi sei riuscito a concentrarti più a lungo di ieri.” In questo modo capirà che l’impegno conta quanto il risultato.
Anche dargli un po’ di autonomia aiuta a vivere i compiti con meno fatica. Lascia che scelga da quale materia iniziare, in che ordine svolgere gli esercizi o quando fare una breve pausa. Questo lo farà sentire più coinvolto.
Infine, evita di trasformare ogni pomeriggio in una trattativa. Stabilisci insieme una routine semplice e cerca di rispettarla con costanza. Dopo qualche settimana, iniziare i compiti diventerà un’abitudine e ci saranno molte meno discussioni. Qui trovi un articolo interessante su come insegnare la gestione del tempo ai bambini.
Come organizzare un ambiente di studio efficace
Se vuoi aiutare tuo figlio a fare i compiti in meno tempo, non dirgli di sbrigarsi. È molto più efficace creare una routine che favorisca la concentrazione. Scegliete insieme un orario fisso, preparate tutto il materiale prima di iniziare e stabilite fin dall’inizio quando fare una breve pausa. Sapere che dopo 20-30 minuti di lavoro ci saranno cinque minuti per bere, fare due passi o muoversi un po’ aiuta i bambini a mantenere alta l’attenzione.
Anche l’ambiente conta. Una scrivania ordinata, una buona illuminazione e poche distrazioni permettono di lavorare meglio. Se non sono necessari per studiare, smartphone, tablet e televisione è meglio che restino spenti: ogni notifica interrompe la concentrazione e fa perdere tempo. Così i compiti diventano più scorrevoli e, spesso, finiscono davvero prima.
Come aiutare tuo figlio a fare i compiti in base all’età
Non esiste un modo giusto di aiutare i figli a fare i compiti che vada bene sempre. Con la crescita, infatti, cambiano le loro esigenze e anche il ruolo del genitore. Nei primi anni della scuola primaria è normale che abbiano bisogno di più supporto per acquisire sicurezza e creare una buona routine. Con il tempo, invece, l’obiettivo diventa accompagnarli verso una sempre maggiore autonomia, intervenendo solo quando serve davvero.
| Età | Come cambia il tuo ruolo |
| 6-7 anni | All’inizio il tuo supporto è più presente. Aiuta tuo figlio a creare una routine, a mantenere la concentrazione e a sentirsi sicuro mentre prende confidenza con i compiti. |
| 8-9 anni | Inizia a lasciargli più iniziativa. Aspetta qualche minuto prima di intervenire e incoraggialo a trovare da solo una soluzione o a spiegarti dove si è bloccato. |
| 10-11 anni | I compiti diventano più impegnativi e aumentano le verifiche. Il tuo aiuto si sposta soprattutto sull’organizzazione del tempo e sulla pianificazione, più che sullo svolgimento degli esercizi. |
| 12 anni e oltre | L’obiettivo è renderlo autonomo. Rimani disponibile se ha bisogno di confrontarsi, ma lascia che sia lui a gestire studio, scadenze e responsabilità. |
Errori da evitare quando aiuti tuo figlio a fare i compiti
Anche con le migliori intenzioni è facile cadere in comportamenti che, invece di aiutare, rendono i bambini più dipendenti dall’adulto.
Se oggi impieghi qualche minuto in più per guidare tuo figlio invece di dargli subito la risposta, domani sarà più capace di affrontare i compiti da solo. È proprio questa la differenza tra aiutare un bambino a studiare e sostituirsi a lui: il primo approccio costruisce sicurezza e autonomia, il secondo crea dipendenza.
- ❌ Fare i compiti al suo posto. Se intervieni ogni volta che incontra una difficoltà, il bambino imparerà ad aspettare la soluzione invece di cercarla da solo.
- ❌ Correggere immediatamente ogni errore. Prima di indicare la risposta giusta, chiedigli di rileggere o domandagli: “Sei sicuro?”. Spesso basta un secondo controllo perché riesca a trovare l’errore da solo. Imparare ad autocorreggersi è una competenza preziosa che gli sarà utile anche in futuro.
- ❌ Trasformare i compiti in una battaglia quotidiana. Se ogni pomeriggio diventa uno scontro, la motivazione diminuisce. Meglio mantenere un tono calmo e fare una breve pausa quando la tensione aumenta.
- ❌ Concentrarsi solo sul voto. Loda l’impegno, la costanza e i progressi. Se parli solo del risultato, tuo figlio potrebbe pensare di valere solo quando prende un bel voto. Riconosci invece l’impegno, la costanza e i piccoli progressi: questo rafforza la sua autostima, gli dà più fiducia nelle proprie capacità e lo incoraggia a non arrendersi davanti alle difficoltà.
Checklist: stai davvero aiutando tuo figlio a studiare?
Prima di iniziare i compiti, o alla fine della giornata, prova a farti queste domande:
☐ Mio figlio ha uno spazio tranquillo dove studiare?
☐ Ha capito cosa deve fare prima di iniziare?
☐ Ha organizzato il pomeriggio, alternando i compiti a brevi pause per ricaricare la concentrazione?
☐ Gli ho lasciato il tempo di provare da solo prima di intervenire?
☐ L’ho guidato con domande invece di dargli subito la risposta?
☐ Gli ho dato la possibilità di rileggere e autocorreggersi?
☐ Abbiamo mantenuto un clima sereno, senza trasformare i compiti in una discussione?
☐ Oggi ha imparato qualcosa che domani potrà fare senza il mio aiuto?
Se hai risposto “Sì” alla maggior parte di queste domande, sei sulla strada giusta. Ricorda che aiutare un figlio a studiare non significa rendergli il compito più facile, ma insegnargli, un passo alla volta, a farcela con le proprie forze.
Un modo diverso di vivere i compiti
In Novakid i compiti sono pensati per essere brevi, interattivi e divertenti. Si svolgono su tablet o smartphone attraverso giochi, quiz e attività coinvolgenti Se vuoi vedere come funziona il metodo Novakid, prenota una lezione gratuita.
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Questions and answers
Per aiutare tuo figlio a fare i compiti, cerca di creare una routine regolare e un ambiente tranquillo, senza distrazioni. Il tuo ruolo non è risolvere gli esercizi al suo posto, ma guidarlo quando incontra una difficoltà. Fagli domande, incoraggialo a ragionare e lascialo provare da solo prima di intervenire. Con il tempo, questo approccio lo aiuterà a diventare sempre più autonomo.
Sì, soprattutto nei primi anni della scuola primaria, ma con il giusto equilibrio. Essere presenti significa offrire supporto, spiegare un concetto o aiutare a organizzare il lavoro, non fare i compiti al posto del bambino. L’obiettivo è accompagnarlo verso l’autonomia, riducendo gradualmente il tuo aiuto man mano che acquisisce sicurezza e metodo di studio.
Puoi aiutarlo stabilendo un orario fisso per lo studio, suddividendo i compiti in piccoli obiettivi e prevedendo brevi pause per mantenere alta la concentrazione. Quando sbaglia, evita di correggerlo subito: invitalo a rileggere e a trovare l’errore da solo. Valorizza l’impegno e i progressi, non solo il voto finale. In questo modo rafforzerai la sua autostima e lo aiuterai a sviluppare un metodo di studio efficace.
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“L’inglese non mi piace”. Che dispiacere sentire mio figlio ripetere questa frase. L’inglese serve per lavorare, scoprire il mondo, sentirsi sicuri di sé. A me ha portato tante cose belle: studio all’estero, lavoro con aziende di tanti paesi, cari amici in altri paesi, viaggi. Ma capisco mio figlio.
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